Tartarughe

La tartaruga marina comune

Le prime tartarughe, nel Triassico superiore e nel Giurassico, erano abitanti della terraferma e delle paludi. Nell’immaginario collettivo la tartaruga marina è uno degli animali più amati, presente nella cultura e nel mito, non solo delle civiltà del Mediterraneo, ma anche nelle leggende della tradizione cinese, indiana, tra i nativi americani e tra i popoli del Pacifico. In genere la tartaruga è raffigurata come colei che sorregge il mondo. L’immagine della tartaruga, da un punto di vista filosofico, è quella dell’antica saggezza, un essere millenario che tutto conosce.

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La tartaruga più comune nel nostro mare è la Caretta caretta. Conosciamo più da vicino questo antico animale. Il loro aspetto è rimasto invariato da tantissimi anni.

Fa parte del Regno Animale ed è un Rettile. Il suo nome scientifico è Caretta caretta ma tutti la conoscono come Tartaruga Marina. È lunga fino a 140 cm e può pesare fino a 160 Kg. La sua durata della vita è stimata intorno ai 30/60 anni.

La tartaruga marina comune è diffusa nei mari e negli oceani temperati, tropicali  di tutto il mondo, compreso il nostro Mar Mediterraneo, nelle barriere coralline, nelle lagune salmastre, nelle foci dei fiumi.

Essendo un rettile ama il caldo, durante la stagione invernale compie migrazioni spostandosi in acque tropicali, sfruttando le correnti oceaniche. Sono animali selvatici e solitari.

Le tartarughe marine sono in grado di trattenere il respiro per lunghissimo tempo, anche delle ore, ma in genere dopo 15/20 minuti di immersione tornano in superficie.

I maschi si distinguono dalle femmine dalla pelle più marrone e la testa più gialla e hanno una lunga coda che si sviluppa quando raggiungono la maturità sessuale.

Le loro potenti mascelle le rendono in grado di frantumare gusci duri di granchi, ricci di mare, bivalve. Più frequentemente mangiano meduse, spugne, insetti, cefalopodi, gamberetti, pesce, uova di pesce, anche alghe e piante acquatiche. Sono praticamente onnivore.

Dopo l’accoppiamento le femmine depongono le uova nella stagione estiva, scavando e ricoprendo il nido, che contiene circa 100/130 uova, tutto avviene durante le ore buie della notte. I piccoli, una volta emersi, corrono verso il mare. La temperatura determina anche il sesso: a temperatura più fredda tendono a nascere maschi, più calda femmine. Una particolarità incredibile è che la tartaruga marina tende a tornare a nidificare nella spiaggia dove è nata.    

La tartaruga comune è a rischio di estinzione nel prossimo futuro!

I fattori che minacciano la sopravvivenza di questi esemplari e delle popolazioni di questa specie sono moltissimi. Il crescente degrado ambientale derivante dalle attività antropiche pone le più gravi minacce alla loro sopravvivenza, tanto durante la breve fase di vita terrestre, legata alla deposizione ed allo sviluppo delle uova, quanto durante la loro lunga esistenza acquatica. Il degrado ambientale delle spiagge è tra le principali categorie di minaccia che influiscono su questi animali durante le delicate fasi della nidificazione, ricadono fattori quali: la presenza umana (soprattutto notturna) sulla spiaggia, la presenza di fonti di luce artificiale, il passaggio di mezzi meccanici sulla spiaggia, la presenza fisica di attrezzature degli impianti balneari nonché i rifiuti lasciati dai fruitori, la costruzione di barriere artificiali vicino alla costa.

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La principale minaccia di origine antropica nel Mediterraneo è legata alla cattura accidentale negli attrezzi da pesca, un fenomeno di ampia portata. Le interazioni dovute alla pesca accidentale sono considerate da anni ormai, anche in Italia, una tra le principali cause di mortalità delle tartarughe marine. Altre probabili cause di mortalità o di effetti sub letali, che insistono sulle tartarughe in ambiente marino, sono la collisione con i natanti, l’esposizione ai vari contaminanti chimici, la contaminazione con il petrolio e l’ingestione accidentale di detriti solidi di origine antropica.

I detriti antropogenici presenti in mare rappresentano una minaccia poiché possono rappresentare motivo di intrappolamento diretto delle tartarughe marine oppure essere ingeriti, aumentando così il rischio di mortalità. Le tartarughe ingeriscono un’ampia varietà di oggetti sintetici tra cui le buste di plastica o altri detriti di natura semitrasparente che possono essere scambiate per meduse o altre prede. L’ingestione può causare una lunga lista di complicazioni quali: il soffocamento, la riduzione della pulsione alimentare, la riduzione dell’assorbimento o il blocco intestinale, il rilascio di sostanze tossiche, la formazione di ulcere e altri danni dell’apparato digerente che possono portare a malnutrizione, e inedia.

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