Associazione ONLUS tartAmare

L’obiettivo principale è la salvaguardia della popolazione di tartaruga marina Caretta caretta. tartAmare interviene sulle tartarughe vittime di bycatch, spiaggiate o già morte per raccogliere dati in merito alla salute del nostro mare: le tartarughe infatti sono un indicatore biologico delle condizioni del mare.

L’Associazione si avvale del prezioso contributo di biologi, veterinari, naturalisti e volontari.

tartAmare svolge attività di sensibilizzazione, divulgazione e didattica ambientale rivolte agli studenti di ogni ordine e grado scolastico, attraverso l’organizzazione di eventi pubblici e privati mirati ad ampliare e migliorare le conoscenze sugli ambienti naturali e l’importanza della loro conservazione. Organizza e progetta mostre, percorsi didattici, conferenze e manifestazioni divulgative.

Dal 1993, date le continue segnalazioni da parte dei pescatori locali di rinvenimenti di esemplari di tartaruga marina in difficoltà nelle loro reti, è iniziata l’attività di recupero, riabilitazione e rilascio di questi animali nel Mar Tirreno Settentrionale in collaborazione con Istituti di Ricerca nazionali.

Attualmente l’attività del Centro è portata avanti dallo Staff di tartAmare, un’Associazione onlus, composta da professionisti del settore. La struttura è inserita nella Rete Toscana coordinata dall’Osservatorio Toscano per la Biodiversità (OTB). L’OTB è un sistema integrato e coordinato con l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPAT), strumento tecnico scientifico della Regione Toscana e le sue Università, la Direzione Marittima, i Centri di ricerca, le Associazioni di categoria delle attività produttive e quelle coinvolte nello studio e nell'osservazione dei mammiferi marini e delle tartarughe marine.

 

Il Centro Recupero di Grosseto collabora con l’Ente Parco Regionale della Maremma e con il Dott. Paolo Luschi del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Pisa. Grazie alla collaborazione con quest’ultimo è stato possibile applicare rilevatori satellitari per il monitoraggio degli spostamenti e delle rotte migratorie su esemplari liberati dal Centro, i cui movimenti sono stati seguiti per periodi di tempo variabili (www.seaturtle.org/tracking Loggerheads in the Tyrrhenian Sea). È in atto da molti anni anche una collaborazione con l’Università di Siena, finalizzata allo studio della presenza e degli effetti degli inquinanti sulle tartarughe marine. Tali studi vengono effettuati attraverso dei test specificamente sviluppati su materiali biologici prelevati senza arrecare disturbo agli animali. È possibile ad esempio evidenziare effetti geno tossici o di alterazione delle funzioni riproduttive.

Procedure

Dal momento in cui l’animale viene accolto al Centro, il biologo provvede ad espletare la fase di accettazione compilando tutti i relativi documenti, il veterinario effettua l’esame clinico dell’esemplare valutandone respirazione, lesioni esterne, calore metabolico, reattività e riflessi, stato di nutrizione, sviluppo scheletrico, tonicità muscolare, pervietà delle narici, mucose apparenti, ed effettuando il prelievo del sangue.

Durante la degenza le tartarughe con i sintomi di stress da cattura o polmoniti vengono curate con antibiotici e vitamine, e spesso sono tenute in vasche di osservazione con acqua più bassa e a temperatura controllata; vengono nutrite con pesce fresco dai volontari che operano nel Centro attraverso pinze metalliche e la quantità di cibo è commisurata alla dimensione dell’animale e al suo stato di salute. Ogni pasto viene poi registrato in apposite schede, non solo per quantificare la dose di pesce assunta da ogni esemplare, ma anche per monitorarne i miglioramenti nel caso di non appetenza. Pesatura, valori glicemici e reattività vengono poi nuovamente valutati dal veterinario nei giorni precedenti al rilascio in mare. Prima di ogni rilascio, inoltre, ogni esemplare segue un regime di dieta e viene esposto gradualmente a temperatura dell’acqua più bassa per simulare la temperatura del mare e mitigare eventuali effetti di shock termico; successivamente lo staff del Centro tagga ogni esemplare con una targhetta identificativa con codice unico alfa-numerico, applicandola tramite una pinza per marcatura o sopra una squama o tra la prima e seconda squama sul bordo posteriore della pinna anteriore.